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Università: i costi degli Atenei italiani

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha presentato lo scorso 3 ottobre il secondo rapporto sui costi delle tasse universitarie negli atenei italiani.
Dalle rilevazioni, effettuate consultando i siti e le guide delle Università con il maggior numero di iscritti, emerge, anche quest’anno, che gli atenei del Nord sono quelli più cari: in media del 13,5% rispetto alla media nazionale.
Se poi si passa ad un confronto diretto fra Nord e Sud, la differenza si fa più marcata: le università del Nord sono più care, in media, del 28,3%. Il divario diventa ancora più evidente valutando la fascia con i redditi più alti: le Università del Nord risultano in questo caso più care del 68% rispetto a quelle del Sud.
Considerando genericamente la fascia ISEE con i redditi più bassi (1ª- 2ª fascia tra i 6000 e i 10.000 €) l’università più cara è quella di Parma con una retta di 1005,87 Euro annui per le facoltà scientifiche e di 890,05 Euro per quelle umanistiche, pari al +103% in più rispetto alla media nazionale.
In termini generali, quindi, sono gli atenei del Sud ad applicare tasse più basse, con l’Università Aldo Moro di Bari in testa (sempre considerando la fascia più bassa), anche se bisogna sottolineare che parte dell’importo della retta è dovuta al merito.
Complessivamente, rispetto al 2010, si registra una lieve diminuzione delle tasse universitarie per la 1ª e la 2ª fascia di reddito considerata (rispettivamente -1% e -4%), mentre i costi per gli studenti appartenenti alla 4ª e la 5ª fascia (tra i 20.000 e i 30.000 €) aumentano, rispettivamente, di circa il +4% e +10%.
Estremamente interessante è la situazione che emerge guardando al raffronto generale sul costo dell’università per le famiglie.
La maggior parte delle famiglie monoreddito di lavoratori autonomi rientrano, infatti, nella seconda fascia ISEE considerata, e quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 515,82 Euro, esattamente come la famiglia monoreddito di un operaio non specializzato.
Questi dati, se affiancati a quelli della crescente evasione fiscale e della diminuzione degli investimenti sulla pubblica istruzione, fanno emergere un quadro drammatico: infatti si andrà sempre più verso un aumento degli studenti che appartengono alle prime fasce, e quindi una diminuzione delle risorse da ridistribuire agli studenti.