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Federconsumatori Veneto-Agenzia delle Dogane sulla contraffazione: comunicato congiunto

Lo scorso 12 giugno si è tenuto un incontro fra Federconsumatori regionale del Veneto e l’Agenzia delle Dogane - Direzione Interregionale del Veneto-Frulli Venezia Giulia, presso la sede di quest’ultima a Mestre, nell’ambito del progetto “Io sono Originale”, promosso dal Ministero per lo Sviluppo Economico in collaborazione con le associazioni dei consumatori per contrastare il fenomeno della contraffazione.

Lo scopo dell’incontro era quello di esaminare lo scenario attuale del fenomeno relativamente alle importazioni nel nostro paese di prodotti contraffatti e individuare le strategie per una migliore comunicazione e collaborazione fra Federconsumatori Regionale e Direzione delle Dogane.

Erano presenti all’incontro: per Federconsumatori Ermes Coletto, Presidente regionale,  Maria Luisa Faccini, responsabile del progetto, e Francesco Nicoletti, collaboratore; per l’Agenzia delle Dogane il direttore, Dr. Maurizio Montemagno, e il responsabile dell’Ufficio Antifrode,  Dr. Vincenzo De Deo.

Si sono esaminati i vari aspetti della rete dei controlli alle importazioni, le procedure e gli strumenti utilizzati dalle Dogane, i limiti e le criticità delle azioni a contrasto.

I controlli doganali possono riguardare unicamente le provenienze da paesi extracomunitari, dato che, come si sa, vi è la libera circolazione delle merci nel territorio dell’Unione Europea. Dunque un eventuale prodotto contraffatto proveniente da paesi della Comunità non è soggetto ad ispezione da parte dell’autorità doganale all’atto della sua introduzione nel nostro paese.

Ma vi è di più: se un prodotto contraffatto proveniente da un paese extracomunitario viene importato in Unione Europea, i controlli doganali vengono eseguiti nel paese dove è situato il primo punto d’entrata in Comunità, anche se questo paese non è quello di destinazione. Per esempio, se un prodotto arriva dalla Cina per via aerea sull’aeroporto di Francoforte o al porto di Amburgo e quindi prosegue via terra per destinazioni varie all’interno della Comunità Europea, il controllo doganale viene effettuato obbligatoriamente dall’autorità doganale tedesca presso l’aeroporto o il porto, poi la merce può proseguire attraversando qualunque frontiera all’interno della Comunità senza più alcun controllo doganale. Da questo punto di vista è come se la Comunità Europea fosse un unico paese.

S’impone quindi un sistema integrato a livello comunitario che consenta di armonizzare procedure, strumenti e criteri in modo da rendere i controlli ugualmente efficienti ed efficaci ovunque essi avvengano nell’ambito dei paesi dell’Unione Europea. Ciò per quanto riguarda le procedure tributarie, sanitarie e fitosanitarie è ben consolidato. Con riferimento invece all’importazione di prodotti contraffatti vi sono ancora problemi aperti, dal momento che le sensibilità rispetto alla contraffazione sono diverse, in particolare sui prodotti falsamente “made in Italy”. Diversi di conseguenza sono gli aspetti sanzionatori. Alcuni paesi (per es. nel nord Europa) sanzionano la contraffazione come illecito amministrativo, mentre altri, come il nostro, lo considerano anche illecito penale.

I controlli non possono, per ovvie ragioni, essere sistematici per ogni arrivo. Sarebbe enormemente gravoso, richiedendo fra l’altro tempi incompatibili con il libero mercato. È assai più opportuno effettuare i controlli in modo approfondito e rigoroso sulle provenienze considerate a rischio.

Il sistema di controlli nella Comunità Europea, e in particolare quello italiano, si basa su una complessa analisi dei rischi attraverso un software in rete che analizza un database con tutti i dati storici e informativi secondo decine di fattori e parametri, fra i quali vi sono anche tutte le segnalazioni di irregolarità o violazioni avvenute in precedenza riguardanti i prodotti, le aziende produttrici e quelle esportatrici o gli importatori, rilevate presso i punti d’entrata della Comunità. I prodotti in importazione comunitaria devono essere dichiarati dall’importatore che deve fornire tutti i dati richiesti. In base alle informazioni che vengono esaminate ed analizzate dalla procedura informatica, il prodotto può subire vari livelli di ispezione documentale e, se ritenuto a rischio, può essere disposta l’ispezione fisica delle merci in arrivo. Oltre che sulla base del paese di provenienza, i livelli di controllo vengono anche distinti in base alla categoria di rischio e all’utilizzo del prodotto (sicurezza sanitaria e fitosanitaria, contraffazione, usi militari, irregolarità sui dazi, ecc.)

Nei porti e aeroporti vi sono in dotazione delle apparecchiature scanner per individuare il contenuto degli imballaggi (casse, cartoni, bagagli, ecc.), liberi o stivati nei containers. Ve ne sono di vari tipi, fissi o mobili.  Venezia è dotata di un’apparecchiatura d’avanguardia con una duplice fonte di raggi che migliora di molto la definizione. L’esame delle immagini attraverso lo scanner costituisce un’assai utile fonte d’informazione. Naturalmente l’esame allo scanner dei prodotti non permette una loro distinzione fra originali e contraffatti, tuttavia si ottengono spesso informazioni dalle quali può essere desunto indirettamente un maggior rischio. In quel caso si può disporre l’ispezione fisica del contenuto degli imballaggi o del container.

Questo regime di controlli, per quanto perfezionato sia, presenta i limiti e le criticità prima accennate e quindi è necessario che il contrasto al fenomeno contraffattivo venga messo in atto attraverso più canali e più livelli integrati d’intervento. Primo fra tutti il livello territoriale, che oltre la frontiera possa esplicarsi all’interno del paese che importa i prodotti a rischio di contraffazione. In questo senso occorrerebbe che vi fosse il massimo coordinamento e comunicazione fra le numerose autorità preposte ai controlli nel territorio (Polizie Municipali, NAS, Guardia di Finanza, ecc.) e quelle doganali, in particolare per implementare più possibile il database delle informazioni riguardanti la contraffazione di prodotti all’importazione al fine di ottenerne il giusto profilo di rischio. In questo senso cominciano ad intravedersi iniziative che hanno per obiettivo quello di creare sinergie fra autorità doganali e altre autorità di controllo per poter procedere ad una migliore collaborazione o addirittura ad ispezioni congiunte al fine di poter meglio identificare la filiera di provenienza di un prodotto contraffatto, rendendo così più efficace e fruttuosa l’azione di contrasto.

 Ma molto di tutto questo rischia di essere poco di fronte ad un fenomeno criminale vastissimo e diffuso. Il contrasto “dall’alto” deve necessariamente essere accompagnato da una azione “dal basso”, che passa attraverso la sensibilizzazione e l’educazione ad un consumo consapevole e responsabile.

 Come si sa il mercato della contraffazione è cambiato nel tempo. Agli esordi esso riguardava principalmente prodotti di lusso, ma oggi la criminalità punta sulla contraffazione di oggetti di uso quotidiano, di poco valore se si considera il singolo pezzo, ma che prodotti e venduti in quantità industriale portano enormi profitti.

Molto complesso e difficilmente contrastabile è certamente il mercato degli acquisti on line di prodotti contraffatti. Qui il regime dei controlli si basa sulla dichiarazione del contenuto del pacco e su ispezioni basate sulle provenienze e altri fattori di rischio. In aeroporto a Venezia vi sono ispettori doganali che si occupano esclusivamente dei controlli in arrivo tramite pacchi aerei, ma poter individuare il prodotto autentico rispetto a quello contraffatto non è semplice, tanto che spesso si rende necessario richiedere l’intervento dei periti incaricati dalle aziende titolari dei marchi.

Si pensi poi che spesso questi prodotti vengono venduti a prezzi talmente bassi che non può non esservi la complicità dell’acquirente che evidentemente sa di comprare un prodotto non originale, ma dichiarato come tale. L’acquirente dovrebbe essere avvertito che questi acquisti possono portare ad una denuncia penale anche nei suoi confronti: illecita è l’offerta, ma illecita è anche la domanda.

La sensibilizzazione del consumatore diventa quindi basilare. Una formazione-informazione rivolta a target di cittadini diversificati, a cominciare dalle scuole. Anche l’Agenzia delle Dogane ha organizzato a suo tempo incontri nelle scuole, e dunque è disposta a collaborare con le associazioni dei consumatori per eventi formativi e informativi.

Fra i giovani si è potuto rilevare che fra le cause che spingono all’acquisto di prodotti contraffatti vi è anche una sorta di “moralismo anarchico” che trova giusto punire il produttore che vende prodotti a prezzo troppo elevato. Anche per tale ragione sarebbe quindi opportuna una corretta informazione e sensibilizzazione per ribaltare una cultura giustificativa dell’illegalità.

In conclusione si può affermare che l’incontro è stato proficuo. Si sono individuate possibili linee di collaborazione, a cominciare dalla diffusione, anche attraverso il sito di Federconsumatori regionale del Veneto, dei link delle pagine più utili rilevabili dal sito della Direzione delle Dogane riguardanti il tema della contraffazione. Vi sarà poi un maggior coinvolgimento reciproco per quanto riguarda eventi seminariali e formativi diretti a vari livelli della popolazione e un maggior spazio verrà dedicato, negli strumenti di comunicazione e formazione di Federconsumatori, agli aspetti riguardanti le importazioni di prodotti a rischio di contraffazione.

Si è inoltre ipotizzato di stilare, con la consulenza della Direzione delle Dogane, una sorta di vademecum o decalogo sugli acquisti di prodotti contraffatti, diretto ai consumatori per informarli e sensibilizzarli in modo molto sintetico e schematico, ma efficace, sui rischi e conseguenze che tali acquisti comportano.

 

Mestre, 2 luglio 2015